cento orizzonti

Asolo, la “città dai cento orizzonti” si ammira soprattutto qui dal Col san Martino. La Rocca domina il monte Ricco che chiude l’orizzonte dalla parte del tramonto per poi aprirsi verso i lontani altipiani di Asiago e lungo il confine luccicante del Brenta; linea che si congiunge ai monti Berici e agli Euganei, per far apparire a filo di orizzonte la basilica del santo di Padova e poi volgendo lo sguardo verso mezzogiorno, e più a Est, si intravvedono le Lagune di Venezia e le cupole della basilica di San Marco. Girando ancora il punto di vista, più vicino si arriva alle soglie di Treviso. Da qui lo scenario si chiude con le colline del Montello, un tempo la maggior riserva di querce per le navi della Serenissima Repubblica. In mezzo sta quel grande giardino coltivato che è il paesaggio veneto, popolato di campanili, e le torri che circondano le città medievali come Castelfranco, Cittadella e Noale. Un paesaggio che ha seguito l’eredità lontana dei paesaggi di Giambellino, Giorgione e Lotto e delle ville di Andrea Palladio, con le trasformazioni più recenti del Veneto intraprendente e laborioso che ha coltivato la campagne fino ad epoche più recenti, costruendo chiese e case patriarcali della “civiltà contadina” e poi fabbriche e laboratori artigianali e industriali.

L’orizzonte che ancora continua, e che ci lasciamo alle spalle, è il massiccio del Monte Grappa, il vero l’Olimpo del Veneto che fu l’orizzonte infuocato della prima guerra mondiale, delimitato dal fiume Piave che si piega dietro il rilievo del Montello. Tutto questo è diventato concretamente l’immagine unitaria di una patria, mettendo insieme una nazione dalle molte culture e dalle molte lingue e dialetti. Questo si vede tutto intero da questo punto privilegiato di osservazione.